mercoledì 23 ottobre 2013

Gli inguini

Gli inguini sono la forza dell'anima,
tacita, oscura,
un germoglio di foglie
da cui esce il seme del vivere.
Gli inguini sono tormento,
sono poesia e paranoia,
delirio di uomini.
Perdersi nella giungla dei sensi,
asfaltare l'anima di veleno,
ma dagli inguini può germogliare Dio
e sant' Agostino e Abelardo,
allora il miscuglio delle voci
scenderà fino alle nostre carni
a strapparci il gemito oscuro
delle nascite ultraterrestri.

Alda Merini
(poetessa italiana, 1931 - 2009)

giovedì 17 ottobre 2013

E non morire mai

Una nave smaltata
l'oblò, il comodino, il letto.
Vivere è difficile e scomodo,
però è comodo morire.

Sto disteso e penso:
forse queste lenzuola bianche
hanno avvolto colui che oggi
se n'è andato all'altro mondo.

Il rubinetto gocciola piano.
La vita scarmigliata come una puttana
appare dalla nebbia e vede
il letto, il comodino.

Io cerco di sollevarmi un po’.
Voglio guardarla negli occhi.
Guardarla, mettermi a piangere
e non morire mai.

Boris Borisovich Ryhzy
(poeta russo, 1974 – 2001)

Non ho camminato nei tuoi sogni

Non ho camminato nei tuoi sogni,
né mi sono mostrato in mezzo alla folla,
non sono apparso nel cortile
dove pioveva o meglio cominciava
a piovere (questo verso
lo cancello e non lo sostituirò),
era allettante credere, come uno stupido,
che ti avrei incontrato presto,
eri tu che mi apparivi in sogno
(e mi prendeva una dolce tenerezza),
mi sistemavi i capelli sulle tempie.
Quell'autunno perfino le poesie
in parte mi riuscivano bene
(però mancava sempre un verso o una rima
per essere felice).

Boris Borisovich Ryzhy
(poeta russo, 1974 - 2001)

venerdì 11 ottobre 2013

Sii prima d'ogni addio, come fosse già dietro
di te, come l'inverno, che già ora finisce.
Ma tra gli inverni c'è un inverno tanto infinito,
che a svernarlo il tuo cuore a tutto sopravvive.

Sii sempre morto in Euridice -, innalzati cantando,
e, celebrando, innalzati di nuovo al rapporto puro.
Qui, tra color che passano, sii, nel regno del declino,
un cristallo che suona, e che nel suono già s'infranse.

Sii - e sappi anche la condizione del Non Essere,
interminato fondamento della tua interna oscillazione,
che tu questa volta almeno la porti a vero compimento.

Alle già adusate, e opache e mute risorse
della colma natura, alle somme indicibili
annovera te pure giubilando e azzera il conto.

Rainer Maria Rilke
(poeta austriaco, 1875 - 1926)

martedì 8 ottobre 2013

Io non ho mani

Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l'ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.

David Maria Turoldo
(poeta italiano, 1916 - 1992)

sabato 14 settembre 2013

Parole sussurrate

Amico mio, io non sono ciò che sembro.
L'apparenza è come un abito che indosso,
un abito che protegge me dai tuoi interrogativi
e te dalle mie negligenze.
Amico mio, l' "io" dimora in me nella casa del silenzio
e lì rimarrà per sempre,
impercettibile e inavvicinabile.
Non voglio che tu creda ciecamente in ciò
che dico o faccio, le mie parole e le mie azioni infatti
non sono altro che i tuoi pensieri e le tue speranze resi tangibili.
Quando tu dici "Il vento spira verso est",
io confermo "Sì, spira proprio in quella direzione";
perchè non voglio che tu sappia che la mia mente
non dimora nel vento ma nel mare.
Tu non puoi capire i miei pensieri
trasportati dalle onde, né voglio che tu lo faccia.
Preferisco navigare da solo.
Quando da te è giorno , da me è notte;
e pure descrivo il mezzogiorno che danza sulle colline e
la furtiva ombra purpurea che attraversa la valle;
perchè tu non puoi udire il canto della mia oscurità
né vedere il battito delle mie ali contro le stelle;
del resto, meglio così.
Rimarrò solo con la mia notte.
Quando tu ascendi al Paradiso,
io scendo dall'inferno;
e quando, dalla riva opposta del golfo che ci separa,
mi chiami: "compagno, amico ",
a mia volta ti chiamo "compagno, amico "
poiché non voglio che tu veda il mio Inferno.
La fiamma ti brucerebbe gli occhi
e il fumo ti invaderebbe le narici.
E io amo troppo il mio Inferno per fartelo visitare.
Resterò all'Inferno da solo.
Tu ami la Verità,
la Bellezza,
la Giustizia
e io per amor tuo dico che amare è giusto e decoroso,
anche se dentro di me rido del tuo amore.
Ma non voglio che tu lo veda.
Riderò da solo.
Amico mio, tu sei buono, cauto e saggio,
certo, sei perfetto.
Anch'io, benché sia pazzo,
quando parlo con te lo faccio con saggezza e con cautela,
mascherando la mia pazzia.
Sarò pazzo da solo.
Amico o nemico che tu sia,
come posso farti capire?
Anche se camminiamo insieme,
mano nella mano, la mia strada non è la tua.

Khalil Gibran
(poeta libanese, 1883 – 1931)

mercoledì 4 settembre 2013

La morte o la vittoria (di Mandela)

Il letto dove mi corico non è che un posatoio,
attendo la morte
se muoio non è un torto.
La morte è una vittoria…
Ho mal di cuore
amo il mio cuore
il mio cuore fonte d’amore muore.
No, è la morte che mi nausea.

La morte è una vittoria gloriosa
ma il gruppo che mi circonda
parla di darmi un cuore
per tutti arriva il momento di morire,
non accetto un cuore
neanche quello di Cristo,
morto per salvare l’umanità
perché sono pagano
il cuore di Cristo spetta ai cristiani.

Yandoko Leopold Mainda
(poeta congolese)