sabato 14 settembre 2013

Parole sussurrate

Amico mio, io non sono ciò che sembro.
L'apparenza è come un abito che indosso,
un abito che protegge me dai tuoi interrogativi
e te dalle mie negligenze.
Amico mio, l' "io" dimora in me nella casa del silenzio
e lì rimarrà per sempre,
impercettibile e inavvicinabile.
Non voglio che tu creda ciecamente in ciò
che dico o faccio, le mie parole e le mie azioni infatti
non sono altro che i tuoi pensieri e le tue speranze resi tangibili.
Quando tu dici "Il vento spira verso est",
io confermo "Sì, spira proprio in quella direzione";
perchè non voglio che tu sappia che la mia mente
non dimora nel vento ma nel mare.
Tu non puoi capire i miei pensieri
trasportati dalle onde, né voglio che tu lo faccia.
Preferisco navigare da solo.
Quando da te è giorno , da me è notte;
e pure descrivo il mezzogiorno che danza sulle colline e
la furtiva ombra purpurea che attraversa la valle;
perchè tu non puoi udire il canto della mia oscurità
né vedere il battito delle mie ali contro le stelle;
del resto, meglio così.
Rimarrò solo con la mia notte.
Quando tu ascendi al Paradiso,
io scendo dall'inferno;
e quando, dalla riva opposta del golfo che ci separa,
mi chiami: "compagno, amico ",
a mia volta ti chiamo "compagno, amico "
poiché non voglio che tu veda il mio Inferno.
La fiamma ti brucerebbe gli occhi
e il fumo ti invaderebbe le narici.
E io amo troppo il mio Inferno per fartelo visitare.
Resterò all'Inferno da solo.
Tu ami la Verità,
la Bellezza,
la Giustizia
e io per amor tuo dico che amare è giusto e decoroso,
anche se dentro di me rido del tuo amore.
Ma non voglio che tu lo veda.
Riderò da solo.
Amico mio, tu sei buono, cauto e saggio,
certo, sei perfetto.
Anch'io, benché sia pazzo,
quando parlo con te lo faccio con saggezza e con cautela,
mascherando la mia pazzia.
Sarò pazzo da solo.
Amico o nemico che tu sia,
come posso farti capire?
Anche se camminiamo insieme,
mano nella mano, la mia strada non è la tua.

Khalil Gibran
(poeta libanese, 1883 – 1931)

mercoledì 4 settembre 2013

La morte o la vittoria (di Mandela)

Il letto dove mi corico non è che un posatoio,
attendo la morte
se muoio non è un torto.
La morte è una vittoria…
Ho mal di cuore
amo il mio cuore
il mio cuore fonte d’amore muore.
No, è la morte che mi nausea.

La morte è una vittoria gloriosa
ma il gruppo che mi circonda
parla di darmi un cuore
per tutti arriva il momento di morire,
non accetto un cuore
neanche quello di Cristo,
morto per salvare l’umanità
perché sono pagano
il cuore di Cristo spetta ai cristiani.

Yandoko Leopold Mainda
(poeta congolese)

giovedì 27 giugno 2013

...

No, non ti sal­verà quanto lasciarono
scritto coloro che temendo implori;
tu non sei gli altri, ti trovi nel centro
del labi­rinto ordito dai tuoi passi.
Non ti sal­ve­ranno l’agonia di Cristo
o di Socrate, non ti salva Budda,
l’aureo Sid­d­harta che accettò la morte
in un giar­dino, al cadere del giorno.
È pol­vere anche la parola scritta
dalla tua mano, la sil­laba detta
dalla tua bocca. È impie­tosa la sorte
e la notte di Dio non ha mai fine.
La tua mate­ria è il tempo, l’incessante
Tempo.
Sei tutti gli istanti e ogni istante.

Jorge Luis Bor­ges
(poeta argentino, 1899 - 1986)

Lo straniero

- Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L’oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole...

Charles Baudelaire
(poeta francese, 1821 – 1867)

venerdì 21 giugno 2013

...

Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,

talvolta fieri e sempre indulgenti, è vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

Nell'amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l'anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?

Paul Verlaine
(poeta francese, 1844 - 1896)

mercoledì 29 maggio 2013

L'eternità


È ritrovata!
- Che cosa? - l'Eternità.
È il mare in comunione
col sole.

Arthur Rimbaud
(poeta francese, 1854 – 1891)

martedì 28 maggio 2013

Non sfruttare il tuo genio, poeta

L’aureola, al cui cospetto intimidisce
il riflesso opale delle spalline,
nella conquista dei trofei d’amore.

Non sbandierare la tua solitudine,
non chiedere compassione,
non sedurre con le tragedie,
come Grušnickij col pastrano di semplice soldato.

Ma a quelle donne impotenti,
cui tu sei come un’icona,
è peccato chiedere delle carezze il tributo,
è sleale estorcere la bontà.

È criminale recitare con sentimento
per stringere al collo col laccio dei tuoi versi.
Non torna ad onore dell’uomo
vincere quelle che in principio sono già vinte.

La gloria, calamita terribile è alle donne.
A lei si attacca ogni forcina.
Perfin i fermagli d’ufficio cercano
con ardore di dimenticare le loro scartoffie.

Ma non sarà scagionata la calamita
che tanto si attacca al prezioso e al dozzinale,
quando tirando via il chiodo
dalla parete farà cadere l’icona.

E sappi, se sei un vero poeta,
rinunciando ai privilegi della tua posizione,
non abbassarti fino alla vittoria,
ma salire fino alla sconfitta.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko
(poeta russo, 1933)